La fattoria urbana

Negli Stati Uniti, a poche miglia da Los Angeles, a Pasadena, vive una famiglia che ha trasformato la propria casa in una micro fattoria urbana. In una proprietà di 20 metri per 40 riescono a produrre più di due tonnellate di cibo all’anno. Ma non tutta la proprietà è destinata alla produzione di cibo, se si toglie la casa, il garage e le parti in cemento, lo spazio disponibile per coltivare è di 1/10 di acro (circa 400 mt2) Incredibile ma vero!

  Urban homestead è il loro website.

Homegrown Revolution è un cortometraggio girato da Jules Dervaes (award winning short film 2009) ed è parte di un progetto più grande, nato nel 2001, chiamato “Path to freedom” con il quale la famiglia Dervaes partecipa attivamente alla diffusione di un modello alternativo di vita cittadina, con tallers e corsi di formazione. Home grown revolution è un viaggio verso l’autosufficienza. In 20 anni i Dervaes hanno trasformato la loro casa in una microfattoria che oltre a fornirgli cibo tutto l’anno li ricompensa anche con profitti economici.

Quando gli organismi geneticamente modificati iniziarono ad essere venduti normalmente nei supermercati, i Dervaes iniziarono a porsi domande sul futuro e quando videro che i governi non potevano risolvere i problemi, perchè le multinazionali non volevano risolverli, capirono che solo autoproducendosi il proprio cibo potevano starne fuori completamente. Così il loro prato, inutile e improduttivo, venne ricoperto da 15 cm di pacciamatura e il loro giardino venne trasformato completamente. Iniziarono a coltivare cibo in ogni angolo della casa che oggi è diventata una microfattoria urbana superproduttiva. Gli eccessi di cibo prodotto, vengono venduti direttamente ai vicini e ai cuochi dei ristoranti locali. Con i ricavi comprano alimenti di prima necessità che non producono loro stessi, come farina, zucchero o riso. Vivono in città, una vita lontana dai modelli tradizionali di vita cittadina. Il supermercato, con tutti i prodotti geneticamente modificati venduti in esso, è un lontano ricordo, come del resto lo è il benzinaio visto che si autoproducono il biodiesel con l’olio che recuperano da un ristorante che si rifornisce da loro. Gli animali forniscono il compost chiudendo il ciclo dei rifiuti. Ci sono galline, papere e caprette nane che forniscono latte e uova che, insieme alle 400 varietà di piante coltivate, formano la loro dieta vegetariana.

urban homestead 1Nonostante la famiglia Dervaes possieda dei pannelli solari la loro vita è molto attenta ai consumi energetici al punto da rimpiazzare gli elettrodomestici della cucina con dei vecchi modelli a manovella. Per gli spostamenti vengono usati i mezzi di trasporto pubblici, la bicicletta e l’auto per le consegne che viaggia con il biodiesel autoprodotto. Il riciclo delle acque grigie e piovane gli permette di affrontare con tranquillità anche i periodi di siccità, nei quali il prezzo dell’acqua sale per gli elevati consumi.  Mentre che il mondo occidentale sembra viaggiare spedito verso un disastro ecologico planetario, ecco un valido esempio di sostenibilità cittadina. In un mondo afflitto dai soprusi finanziari ecco dimostrato come si può crescere, decrescendo! In un modello di sviluppo agricolo, dominato dai prodotti geneticamente modificati, il progetto Homegrown offre una soluzione pratica per ottenere prodotti ortofrutticoli sani a km 0,  latte e uova senza antibiotici, acqua ed energia a prezzi indipendenti dalle fluttuazioni dei mercati. È impensabile uscire da questa crisi economica senza passare per le micro autoproduzioni locali.  Il cibo, l’acqua e l’energia sono in mano ai poteri corporativi e fino a quando le persone non si riapproprieranno della loro sovranità energetica ed alimentare non sarà possibile uscire da questa trappola.

Nella nostra società autoprodursi il cibo è diventato il pių radicale degli atti. È l’ unica protesta effettiva -che può e potrà- sovvertire il potere corporativo.” Jules Dervaes

urban homesteadJules Dervaes ha lanciato il progetto “Path to freedom” nel 2001 nel tentativo di risvegliare le coscienze, diffondendo informazioni sull’autoproduzione e sulla sostenibilità, utilizzando energie rinnovabili, con l’obbiettivo di ridurre la loro impronta ecologica  e di ritornare a uno stile di vita autosufficiente, che sia basato sulla casa e centrato sulla famiglia.

Un altro esempio di come si può cambiare in meglio il proprio futuro, di come sia facile rompere quelle catene mentali che ci legano a schemi obsoleti, ingiusti e insostenibili. Con la realizzazione della fattoria urbana la famiglia Dervaes dimostra che il cambio è possibile.

“Speriamo di dimostrare, diffondendo queste informazioni e rendendo pubblici i nostri dati, che anche Tu puoi fare la differenza. Con gli esempi che troverai quì forse troverai l’ispirazione per cambiare, del resto, non importa quanto piccolo sia il cambio, l’importante è andare nella giusta direzione e poi chi lo sà dove la strada ti può portare…  Il mondo è nostro, possiamo modellarlo in qualsiasi forma vogliamo. Possiamo lasciarlo cadere nell’ignoranza o possiamo elevarlo con la conoscenza”  Jules Dervaes

La paura della disoccupazione crea angoscia e frustrazioni che alimentano lo stato di apatia in cui sembra essersi arenata la nostra società. Non è vero che non c’è lavoro,  c’è un sacco di lavoro da fare!

Sono i lavori inutili che finalmente iniziano a scarseggiare. Se ti senti fregato dall’economia, se sei disoccupato, o se semplicemente anche tu pensi che in questo sistema ci sia qualcosa che non va, organizzati per un cambio radicale. Ma ricorda:

Coltivare il Tuo cibo è una delle occupazioni più pericolose che ci siano sulla terra…

Corri il rischio di diventare libero!

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3 risposte a La fattoria urbana

  1. Dario ha detto:

    straordinario!
    diffondo subito questo articolo che condivido appieno e verso il quale il mio cammino sto intraprendendo già da 10 anni a questa parte.

  2. Marco ha detto:

    Per una volta ecco una declinazione in positivo del mito americano del pioniere autosufficiente

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