Per tutti quelli che si sentono fregati dall’economia

Scritto da Kyle Chamberlain in Inglese. Tradotto dall’articolo originale da Byologik

A tutti quelli che si sentono fregati dall’economia,

Ci viene detto che il nostro problema è che non ci sono abbastanza posti di lavoro.
Questo messaggio è ovunque. I mass media ci ricordano costantemente la nostra situazione con le statistiche di disoccupazione regolarmente aggiornate. I politici dibattono in maniera teatrale su chi può creare più posti di lavoro. Ovunque le persone si lamentano per la scarsa occupazione nelle fabbriche e nelle aziende. Vorrei sottolineare la grande ironia di questa situazione – La gente odia il proprio lavoro.
Quante persone conoscete che amano il loro lavoro? La verità è che la maggior parte di noi che hanno un lavoro comune a malapena lo tollerano. L’etica del lavoro è qualcosa di cui questa società è orgogliosa, ma se siamo onesti, confessiamo che ci chiamiamo ‘lavoratori duri’ prima ancora di razionalizzare gli abusi quotidiani, le privazioni, e le brutture del posto di lavoro. Penso che siamo tutti d’accordo che la maggior parte dei nostri lavori non stanno rendendo il mondo un posto migliore.

Così eccoci qui, a litigare e a mendicare per ricoprire ruoli che odiamo.

Dobbiamo ricordare che “lavoratore” è solo un’altra parola per “usato”.
Così come si potrebbe utilizzare un martello e chiodi, il vostro datore di lavoro vi assume o vi utilizza. Il termine ‘usato’ è perfetto per descrivere il rapporto con i nostri datori di lavoro. Come le prostitute, ci rassegniamo a rapporti falsi per un misero riscontro economico. In un rapporto sano, le nostre devozioni sarebbero ricambiate in natura. Ma in un rapporto di uso ed abuso un pagamento in contanti è quanto di meglio ci si può aspettare. Non dovrebbe sorprendere allora, che i politici e le altre persone potenti enfatizzano il nostro entusiasmo per l’occupazione. Per l’élite, la disoccupazione è una crisi perché significa che la popolazione non è sufficientemente utilizzata. Una popolazione inutilizzata è inutile, e potenzialmente ribelle. Così, quando i ricchi vengono in nostro soccorso, lo fanno con posti di lavoro. Come la Fondazione Bill and Melinda Gates il cui slogan, recita :
“Crediamo che tutte le persone meritano la possibilità di condurre una sana vita produttiva.” (Sottolineatura mia)

L’occupazione è diventata quasi inseparabile da altri valori come la responsabilità e il benessere umano. Nella nostra cultura, la promozione dell’occupazione è diventata sinonimo di sostegno alle famiglie, comunità e paesi. In un momento in cui ci affidiamo totalmente all’occupazione e l’economia per la nostra sopravvivenza, essere anti-lavoro è come essere contro la vita.
Chi altro se non il più pigro e più realistico degli hippie si oppone al lavoro?
Ma non bisogna dimenticare che la gente non è stata sempre così dipendente dall’occupazione o dall’economia per la sopravvivenza. In realtà, siamo stati cacciatori e raccoglitori per la maggior parte della nostra esistenza. Il denaro, l’economia, e anche l’agricoltura sono invenzioni relativamente recenti. Li abbiamo creati noi.

Fino alla storia molto recente, i lavori erano solo parte di una strategia mista utilizzata dalle famiglie per guadagnarsi da vivere. La caccia, la raccolta, il giardinaggio, la lavorazione degli oggetti, il dono, la cooperazione, il commercio e il lavoro autonomo, sono tutti modi perfettamente validi per guadagnarsi da vivere. I nostri nonni riconoscono che il denaro non è sempre stato il modo più efficace per soddisfare un bisogno. Vivere solo per la busta paga era una cosa per il benessere di coloro che vivevano nelle città.
In alcuni periodi della storia, è stato possibile per alcune persone utilizzare la valuta per mantenere un introito sproporzionato rispetto al reale valore del loro lavoro. Potremmo essere nella fase di avvicinarci alla fine di tale periodo. Ma Purtroppo, le alternative al lavoro crescono scarsamente.

Non è qualcosa che ci viene insegnato nelle classi di storia, ma la nostra dipendenza dall’occupazione deriva in ultima analisi, dalla distruzione e la monopolizzazione del nostro ambiente. La gente una volta si basava esclusivamente sulle risorse naturali gratuite. La tendenza verso l’occupazione universale ha seguito di pari passo la distruzione di tali risorse. Quando le cose di cui abbiamo bisogno non sono più liberamente disponibili in natura, siamo costretti a lavorare con metodi sempre più complicati e dubbi, di estrazione delle risorse. La storia e il rapporto della nostra cultura con gli indiani americani ed altre culture indigene ci illustra il modello comune.

I miei ragazzi non devono lavorare. Gli uomini che lavorano non possono sognare, e la saggezza viene a noi nei sogni. Mi chiedi di arare la terra. Dovrei prendere un coltello e strappare il seno di mia madre? Così che quando morirò non mi accetterà a riposare nel suo grembo? Mi chiedi di scavare in cerca di pietre preziose. Dovrei scavare sotto la sua pelle fino alle sue ossa? Così che quando morirò non potrò entrare nel suo corpo per nascere nuovamente. Mi chiedi di tagliare l’erba e fare il fieno per venderlo, ed essere ricchi come gli uomini bianchi. Ma come potrei osare di tagliare i capelli a mia madre?– Smohala, Wanapum leader spirituale, 1851-

Di volta in volta, la resistenza indigena al lavoro, così come la conosciamo, si rompe solo quando le risorse tradizionali vengono a mancare.
La mia gente non aveva fattorie e non coltivava fino a quando i salmoni non hanno cominciato a sparire dai torrenti e dai fiumi. È l’Attività dei bianchi che causa inquinamento e la pesca commerciale che hanno causato questo. Anno dopo anno, i Colville hanno trovato meno salmoni da prendere, non abbastanza per vivere, e così hanno cominciato a coltivare per restare in vita. Infine, le dighe sono state costruite sul Columbia e i salmoni sono stati fermati del tutto, dal risalire a monte del Grand Coulee.
I salmoni non ci sono più, e i fucili d’alta potenza stanno facendo lo stesso con gli animali con cui giochiamo. Con il tempo abbiamo visto la necessità delle fattorie, e quando le giovani generazioni hanno realizzato che i loro antenati avevano lasciato che i bianchi avessero la terra più ricca e più fertile  era troppo tardi per tornare indietro.”
– Dove Mourning, autore Colville, 1888-1936

Gli indigeni non sono state le uniche persone costrette ad affrontare la distruzione delle risorse e la monopolizzazione. Le aziende ei governi stanno attivamente impedendo il nostro accesso all’acqua pulita, al cibo sano, ad un sicuro rifugio e ad un sostegno sociale. Tutte queste cose, che una volta erano accessibili nel nostro ambiente, ora sono sempre più costose. Non è solo il nostro ambiente fisico che sta per essere distrutto. Anche i nostri ambienti sociali e psicologici sono sotto attacco.
Pressioni economiche, pubblicità e propaganda hanno minato l’autonomia delle famiglie e delle comunità. Forse la vittoria finale del consumismo è che molte persone hanno perso la loro capacità di trovare un significato al di fuori del lavoro. Molte persone vi diranno semplicemente che non saprebbero come spendere il loro tempo senza un occupazione. Davvero non riescono a vedere nessun valore più alto nella loro vita?
Senza rispetto per noi stessi e il sostegno degli altri, non c’è via d’uscita da questo sistema abusivo. L’influenza della potenza della minoranza del mondo non deve essere sottovalutata. Ma quelli di noi che vivono nei paesi ricchi devono capire che questa “crisi” economica è dovuta in gran parte al mondo, e forse a madre natura stessa, che alla fine sta svelando il bluff. Il fatto che la nostra prosperità economica possa vacillare così rapidamente è la prova che la nostra ricchezza non si basa sul valore reale del nostro lavoro, ma il nostro successo  si basa su di un gioco ingannevole e sullo sfruttamento.

La nostra ricchezza in declino, la dobbiamo a montagne di debiti e alla nostra fortunata posizione politica e l’abbiamo già sfruttata al massimo. Abbiamo ingannato la gente sul valore reale delle novità e con le speculazioni, fin dai tempi del commercio delle pellicce. E ora, le bolle stanno scoppiando. Il nostro modo di vita è anche dipeso da limitate risorse energetiche fossili. Per non è parlare dei terreni minacciati, delle acque e delle foreste.
Il mondo sta diventando sempre più affollato. Potrebbe dunque essere arrivato il momento di capire che cosa significa in realtà vivere non al di sopra delle nostre possibilità.

Ma cerchiamo di essere chiari. Non abbiamo bisogno di più posti di lavoro. Abbiamo bisogno di accedere alle basi della sopravvivenza. Non abbiamo bisogno di più soldi. Abbiamo bisogno di guarire il nostro ambiente. Non abbiamo bisogno di datori di lavoro per tenerci occupati. Abbiamo bisogno di tempo per rendere di nuovo le nostre comunità degli habitat sani per le persone. Meno partecipiamo a questa economia abusiva, meglio è. Il 10% di disoccupazione è deplorevole. Abbiamo bisogno del 90% di disoccupazione. Se davvero siamo stanchi di questo sistema, cerchiamo di guadagnare di meno, comprare di meno e possedere di meno. Investiamo il nostro tempo, le nostre energie e le nostre risorse in cose che non possono essere tassate e privatizzate dalle multinazionali. Facciamo i nostri scambi non in dollari, ma in energia, in sostanze nutrienti, in materiali, in valute locali e in relazioni interpersonali. Cerchiamo di non espanderci costantemente ma raggiungiamo uno stato ottimale. Godiamoci l’arte, la cultura e il tempo libero. Forse siamo in grado di rovesciare la piramide, partendo dal basso.

Il nostro lavoro è questo:  Dobbiamo rendere l’acqua pulita e disponibile ovunque la pioggia cada. Dobbiamo crescere il cibo in maniera così diffusa da renderne inutile la vendita. Dobbiamo costruire alloggi a prezzi accessibili e senza debiti. Abbiamo bisogno di iniziare a creare opportunità nel posto in cui viviamo in modo da evitare gli spostamenti. Abbiamo bisogno di strappare via il controllo delle risorse e della terra alle minoranze potenti. Abbiamo bisogno di metodi sostenibili per la gestione dei territori. Abbiamo bisogno di allevare in un modo che renda il gioco più abbondante. Abbiamo bisogno di coltivare in un modo che faccia crescere le foreste. Abbiamo bisogno di usare l’energia in un modo che generi pace e stabilità. Abbiamo bisogno di rafforzare i nostri legami sociali.

Se avete ancora un lavoro, organizzatevi in maniera da lasciarlo. Fatelo al più presto possibile, perché mai come ora abbiamo avuto un lavoro più importante di questo da fare.

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7 risposte a Per tutti quelli che si sentono fregati dall’economia

  1. Kyle ha detto:

    Grazie. Honored
    -Kyle Chamberlain

  2. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  3. Antonio ha detto:

    Ciao davvero un bell’articolo, è un po’ che cerco di dire le stesse cose nel mio blog, vedi questo articolo:
    http://www.lanxsatura.org/articolo/Abbattere-il-pensiero-unico-della-Crescita-e-del-Consumo

    La mia parte preferita dell’articolo:

    “Ma cerchiamo di essere chiari. Non abbiamo bisogno di più posti di lavoro. Abbiamo bisogno di accedere alle basi della sopravvivenza. Non abbiamo bisogno di più soldi. Abbiamo bisogno di guarire il nostro ambiente. Non abbiamo bisogno di datori di lavoro per tenerci occupati. Abbiamo bisogno di tempo per rendere di nuovo le nostre comunità degli habitat sani per le persone. Meno partecipiamo a questa economia abusiva, meglio è. Il 10% di disoccupazione è deplorevole. Abbiamo bisogno del 90% di disoccupazione. Se davvero siamo stanchi di questo sistema, cerchiamo di guadagnare di meno, comprare di meno e possedere di meno. Investiamo il nostro tempo, le nostre energie e le nostre risorse in cose che non possono essere tassate e privatizzate dalle multinazionali. Facciamo i nostri scambi non in dollari, ma in energia, in sostanze nutrienti, in materiali, in valute locali e in relazioni interpersonali. Cerchiamo di non espanderci costantemente ma raggiungiamo uno stato ottimale. Godiamoci l’arte, la cultura e il tempo libero. Forse siamo in grado di rovesciare la piramide, partendo dal basso.”

    ciao!

  4. juanjo ha detto:

    es curioso, ustedes defienden esta postura pero no la practican, por que?

    es simple hecho de utilizar una computadora, va en contra de las reglas que explican.

    • Byologik ha detto:

      Hola Juanjo, gracias por tu comentario. Aquí no se habla de volver a la edad media. Se habla de utilizar bien los recursos que ya tenemos. No se habla de destruir toda la tecnonlogía humana sino de utilizarla de manera responsable. El hecho de utilizar un ordenador como fuente universal de información y como medio de difusión rápida de informaciones no va en contra de las reglas que se explican. Aquí cultivamos nuestras hortalizas y criamos los animales que nos aportan comida y abono para la tierra, recolectamos agua de lluvia, hemos reducido al mínimo posible nuestra huella ecológica y de forma voluntaria y gratuita aportamos nuestro trabajo y conocimientos en comunidades y ecoaldeas, cooperando en la construción de un mundo mejor para todos. Porque creemos que otro mundo es posible.
      Un saludo, Byologik

  5. Pingback: La fattoria urbana | Byologik

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