Neorurali

Di noi dicono che siamo strani, forse perché non passiamo il pomeriggio al bar a giocare alla passatella. Dicono che suscitiamo l’ilarità degli abitanti del paese, forse perché preferiamo fare attività fisica lavorando la terra con le mani piuttosto che pedalare su una biciletta statica in palestra. Dicono che siamo estremisti, forse perché preferiamo andare a piedi invece di usare la macchina per spostarci di un chilometro. Dicono che siamo dei sognatori e la nostra è solo un’utopia, forse perché pensiamo che lo sviluppo tecnologico che ha raggiunto l’essere umano è sufficiente a permetterci di vivere liberi nel benessere e non schiavizzati dal profitto.

casa pagliaSiamo quelli che hanno scelto di auto-costruirsi una casa di paglia e vivere circondati dal verde invece che in un lussuoso appartamento in cemento armato al centro di Babilonia.  Abbiamo scelto di vivere lentamente ad un ritmo naturale invece di correre freneticamente tutto il giorno per potere accumulare oggetti futili ed inutili.

Ci battiamo  per la salvaguardia dell’ambiente piuttosto che per la sua distruzione. Siamo quelli che ancora si emozionano davanti al tramonto, che gioiscono davanti un fiore che sboccia e che si incuriosiscono davanti ad un insetto mai visto prima.  Siamo quelli che vivono per scelta e non per caso. Abbiamo scelto di essere utili invece di essere utilizzati.

organicPreferiamo coltivare le insalate invece di comprare i Big mac. Preferiamo allevare galline e conigli e all’occasione sacrificarli, invece di alimentare il business delle fabbriche di carne.

Usiamo la permacultura per progettare spazi ecosostenibili e coltiviamo la terra in maniera naturale, come si è fatto per millenni. Non cospargiamo i campi di veleni ma nutriamo le piante con il letame. Preferiamo le consociazioni tra  le piante alle monocolture. Recuperiamo le varietà di piante antiche  soppresse dai mercati globalizzati e ne custodiamo i semi.

Non coltiviamo per produrre soldi, noi coltiviamo un futuro sostenibile e nello stesso tempo otteniamo cibo biologico altamente nutriente e di prima qualità.

Per procurarci ciò di cui abbiamo bisogno, quando è possibile, preferiamo  usare le monete locali, il baratto, il dono, l’intercambio di conoscenze ed esperienze piuttosto che l’euro. La natura è generosa ed abbondante e le produzioni che eccedono il nostro fabbisogno preferiamo venderle ai gruppi di acquisto solidali e nei mercatini locali, dove viene riconosciuto il giusto valore dei nostri prodotti, piuttosto che nei grandi mercati globali dove la preziosità del nostro lavoro viene sminuita a vantaggio del profitto delle grandi multinazionali.

Usiamo internet per fare rete ed organizzarci con associazioni di volontariato (WWOOF, HELPX, THE POOSH etc.).  Ristrutturiamo e ripopoliamo  borghi abbandonati, formiamo comunità e gruppi di acquisto terreni (GAT). Costruiamo ecovillaggi e portiamo avanti progetti di agricoltura sociale, perché sappiamo che la collaborazione e la cooperazione funzionano molto meglio della competizione.

Preferiamo raccogliere ed usare l’acqua piovana che cade sui nostri tetti, invece di canalizzarla e disperderla nella rete fognaria. Limitiamo l’uso dell’acqua dell’acquedotto piena di cloro, fluoruri e a volte anche arsenico.

Ci basiamo sulle più moderne conoscenze scientifiche e limitiamo l’uso dell’elettricità della rete. Cerchiamo di produrre l’energia di cui abbiamo bisogno con il fotovoltaico, l’eolico e la biomassa.

Siamo circondati dalle “erbacce”, noi le chiamiamo biodiversità e pensiamo che siano una preziosa risorsa e non una “porcheria” da sopprimere con il diserbante.

Non compriamo in farmacia le copie sintetiche dei principi attivi naturali ma andiamo nel bosco e nei prati a raccogliere piante medicinali che contengono i principi attivi originali e che madre natura ci offre gratuitamente.

zona comfortNon possediamo una televisione, non ci interessa guardarla. Usiamo i computers e siamo aggiornati ed informati. Preferiamo passare la serata davanti  a un fuoco e una chitarra piuttosto che rimbambirci davanti alla tv.

Produciamo pochissimi rifiuti, ci piace riciclare e riutilizzare. Cerchiamo di essere creativi e di trasformare i rifiuti in risorse, l’argilla e il legno in oggetti utili e funzionali.

Non abbiamo bisogno di dare un senso alle nostre vite esprimendole in termini di consumo.

Non abbiamo bisogno di fare shopping per sopprimere la noia e quel senso di vuoto comune alla maggior parte degli occidentali… la nostra vita ha un senso e basta!

“Le persone non stanno più a piedi nudi sulla terra. Le loro mani si sono allontanate dall’erba e dai fiori, non guardano il cielo e sono sordi ai canti degli uccelli, le loro narici sono diventate insensibili a causa dei fumi dei tubi di scappamento, le loro lingue e il palato hanno dimenticato i sapori semplici della natura. I cinque sensi si sono sviluppati isolati dall’ordine naturale delle cose. La gente si è allontanata due o tre scalini dall’essere davvero umani. Il vero godimento e le delizie dell’uomo erano un estasi naturale. Questo esiste solo nella natura e svanisce lontano dalla terra. Un ambiente naturale non può esistere fuori dalla natura e così l’agricoltura dovrebbe essere il fondamento della vita. Il ritorno della gente al campo per coltivare la terra e creare villaggi di esseri umani veri è il cammino da seguire per la creazione di città e nazioni ideali.”                                                                                                                   Masanobu Fukuoka.

Quando soffia il vento del cambiamento alcuni costruiscono muri, noi costruiamo mulini a vento. Siamo quelli che hanno scelto di rioccupare le campagne e rivalorizzare l’ambiente rurale. Siamo gli ultimi “alieni” arrivati su questo pianeta. Siamo quelli che stanno costruendo l’alterrnativa anche per te…

Per te,  che parli di rivoluzione sorseggiando mojitos nei baretti anarco-capitalisti del centro.

catene-mentaliPer i tuoi figli, per i tuoi nipoti e anche per te che scendi in piazza a protestare contro il sistema ma poi non cambi nemmeno una virgola del tuo stile di vita consumista e capitalista.

Siamo quelli che hanno scelto di fare, prima di parlare…

Siamo quelli che chiamano i Neorurali.

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Piante che curano, piante proibite

Sono venuto a conoscenza della serra di Josep Pamies a Balaguer, nella provincia di Lerida in Spagna e credo che il lavoro che sta facendo quest’uomo debba essere diffuso quanto piu è possibile.

La Dulce revolución de las plantas medicinales, è una associazione no profit, creata da Josep Pamies, che si occupa di raggruppare tutte le persone che vogliono condividere le loro esperienze derivanti dall’uso delle piante medicinali e delle terapie naturali non aggressive. La dulce revoluciò prende il nome dalla Stevia Rebaudiana, dal suo sapore dolce e dalle sue proprietà medicinali che vengono occultate dagli interessi delle multinazionali. Con la stevia è cominciata una dolce rivoluzione che permetterà contrastare gli abusi delle case farmaceutiche e recuperare, o evitare che vada perduto, il sapere popolare nell’uso delle piante medicinali e delle terapie naturali. In Europa è in vigore dal primo di maggio del 2011, una legge che proibisce la commercializzazione di piante medicinali, non registrate nell’albo europeo, anche se in uso da millenni nella medicina ayurvedica indiana, nella medicina cinese, sudamericana, africana etc. Ovviamente le spese da sostenere per poter completare la “procedura semplificata” per registare una pianta e poter dimostrare che è “innocua”, possono arrivare anche a centinaia di migliaia di euro ed è evidente che solo le grandi multinazionali possono affrontare queste spese.

Piante che curano piante proibiteQuesto video prodotto da Miquel Figueroa, è un viaggio nella serra a Balaguer dove Josep Pamies fa da cicerone e ci mostra varie piante, illustrandone le proprietà medicinali.  Un farmaco non sarà mai uguale alla pianta dalla quale viene estratto il principio attivo. Nella pianta sono presenti milioni di composti differenti che agiscono in sinergia e che vengono a mancare nel farmaco sintetizzato in laboratorio. L’uomo non è superiore alla natura, anche se è quello che vogliono farci credere…

Infatti le case farmaceutiche fanno a gara a chi brevetta per primo, questo o quell’altro principio attivo di una pianta continuando imperterriti a brevettare la vita  grazie al nostro silenzio assenso. Prendiamo ad esempio il caso della stevia una pianta proveniente dal centro america con proprietà straordinarie. La stevia è un potente dolcificante naturale che a differenza dello zucchero commerciale a cui siamo abituati, regola il livello di glicemia nel sangue. Una pianta benedetta per i diabetici che usandola vedono migliorare le loro condizioni, ma maledetta per le case farmaceutiche che vedono diminuire i loro profitti.

La stevia viene usata da millenni in Sud America e in Europa fino a poco fa era consentita la vendita solo dell’edulcorante ricavato da questa pianta che guarda caso venne brevettato dalla monsanto. La stessa azienda che produceva l’aspartame che è il dolcificante cancerogeno più diffuso nel mondo, presente in moltissimi alimenti, era quella che faceva pressioni per criminalizzare l’uso della stevia. Grazie alle pressioni fatte dalla monsanto, era probito infatti venedere la pianta intera o il suo estratto integrale ma, se volevi comprare una bella pastiglia di edulcorante estratto dalla stevia e prodotto da loro non c’era nessun problema.

La dolce rivoluzione delle piante medicinali di Josep Pamies iniziò da quì.

Oggi a Balaguer, nella sua serra, oltre alla stevia Josep Pamies sta producendo moltissime altre piante, che regala alle persone afflitte da malattie gravi e nel caso di alcune piante come la marijuana che è considerata droga, Josep sta aspettando una denuncia da parte delle autorità in modo tale da poter portare il caso in tribunale.

“Non siamo noi a dover dimostrare che una pianta è benefica, piuttosto ci dimostrino loro i danni che produce, se ne producesse. Se qualcuno ancora non se ne fosse accorto, l’industria farmaceutica produce un arsenale tossico inimmaginabile, semi transgenici, insetticidi, pesticidi, funghicidi ed erbicidi che sono presenti nei nostri alimenti e ci fanno ammalare, inoltre producono medicine che non curano. Per aumentare i profitti un farmaco non deve curare ma deve rendere cronica la malattia, malattie che vengono provocate da queste stesse aziende.”  Josep Pamies

Gli studi e le ricerche fatte nella serra di Josep sulle piante medicinali, usano il metodo scientifico e sono anche avallate da alcuni medici ed università. La maggior parte dei medici al giorno d’oggi pensa solo al profitto e non ha interesse a divulgare informazioni che oltre a fargli perdere i vantaggi che derivano dalla prescrizione di alcuni farmaci, potrebbero anche fargli perdere il posto. Ma sta accadendo che gli stessi medici che vengono colpiti da malattie si rivolgano a Josep come ultima spiaggia. Là dove la chemio, la radio o altri trattamenti invasivi falliscono, l’uso di alcune piante specifiche sta dando speranza a molte persone, visti gli effetti “miracolosi” riportati dai tanti testimoni sul sito della dulce rivoluciò. “Le cose stanno cambiando” dice Josep: “molte persone si rivolgono a me  proprio perchè gliel’ha consigliato il medico. Anche se questi non può manifestarlo apertamente per paura di giocarsi il titolo o di perdere il posto.” L’associazione la dulce rivoluciò si sta espandendo a macchia d’olio e già sono presenti varie filiali nelle città più importanti della Spagna. Le piante trattate da Josep provengono da tutto il mondo e hanno già curato o ridotto le sofferenze provocate da malattie come il diabete, la sclerosi multipla, il cancro, il parkinson e l’alzheimer.  Non stanno facendo chiacchiere, lo stanno dimostrando ogni giorno, con dati scientifici alla mano e con testimonianze reali di persone guarite. Ma Josep non solo illustra le proprietà benefiche di una pianta, studia e diffonde informazioni su come coltivarla, su come farla riprodurre e su come utilizzarla.

La situazione che si è creata è paradossale. Le forze dell’ordine non prendono iniziative per paura della risposta sociale, ma anzi, una volta hanno collaborato con Josep, portandogli piante di marijuana  che erano state sequestrate… questa storia la puoi leggere quì.

josep-pamies4Grazie alla crociata di Josep, in Spagna la Stevia adesso è reperibile anche nella sua forma naturale. Dalla stevia poi, sono passati a coltivare altre piante straordinarie, presenti da secoli nelle medicine tradizionali di altri popoli. Dall’Artemisia che ha proprietà potentissime contro la malaria, alle Kalanchoe che hanno già guarito dal cancro varie persone, che riportano la loro testimonianza non anonima sul blog di Josep Pamies, e molte altre ancora.

In Africa, un trattamento contro la malaria a base di Artemisinina, il principio attivo estratto dall’artemisia e brevettato dalla novartis, costa 60 euro. Praticamente non può permetterselo nessuno. Gli studi sull’artemisia di Josep hanno portato alla conclusione che assumere la pianta nella sua forma naturale è più efficace del trattamento con artemisinina nel contrastare la malaria e nel prevenirla, nonostante nella pianta la quantità di principio attivo raccomandato dalla OMS, sia inferiore. Questo avviene a causa della moltitudine di composti esistenti nella pianta, che agiscono in sinergia. Una pianta, che può essere coltivata in casa è sufficiente a soddisfare il bisogno di una famiglia ed ha un costo irrisorio di pochi centesimi.

Non si tratta di dare false speranze alla gente, si tratta di stimolare la società a fare le proprie ricerche. Investigate da soli, cercate in un motore di ricerca qualsiasi, il nome scientifico delle piante proposte da Josep Pamies e guardate voi stessi gli studi scientifici che sono stati fatti. Controllate voi stessi le proprietà straordinarie che hanno queste piante e vi accorgerete presto da che parte stanno le bugie.

medico soldi“L’organizzazione mondiale della sanità, che ha la capacità di obbligare gli abitanti del pianeta a vaccinazioni di massa innecessarie, o che puo proibire i trattamenti gratuiti che la natura e le terapie naturali ci offrono, è un organismo non eletto da nessuno che è finanziato all’ 80% dalle multinazionali farmaceutiche. È dal 1995 che la OMS “raccomanda” ai governi del mondo di non diffondere la notizia che l’artemisia può essere presa nella sua forma naturale, per evitare di provocare resistenza agli antibiotici, che la mafia farmaceutica ha ordinato di produrre.”  Josep Pamies

Queste informazioni in nessun caso pretendono sostituire le raccomandazioni dei professionisti della salute.

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Perchè la gente non reagisce davanti alle ingiustizie?

Vi è mai capitato di vedere un film come “Shindler’s list” dove i prigionieri venivano sterminati a sangue freddo? Perchè la gente non reagiva? Vi siete mai chiesti perchè non tentavano di strappare la pistola dalle mani del loro assassino? Perchè anche davanti alla morte, la rassegnazione era talmente alta da non tentare nemmeno un ultima e disperata fuga? Perchè a volte l’uomo davanti alle ingiustizie si sente totalmente impotente e si rassegna? Come siamo arrivati a questa rassegnazione generale e a questa apatia, che consente ai poteri corporativi di manovrare la politica e l’economia in maniera così disumana?

 impotenza appresaIl termine “impotenza appresa” venne usato per la prima volta dallo psicologo Martin Seligman, che negli anni 70 studiando i fenomeni che causano la depressione, fece un esperimento (alquanto crudele) con due cani. Con delle scariche elettriche induceva l’impotenza appresa su uno dei due cani, fino al punto che, nonostante il cane avesse il modo di fermare le scariche, non lo faceva e le sopportava passivamente.

L’esperimento è spiegato nel video al lato.

Un caso famoso di impotenza appresa è quello dell’esperimento carcerario di Stanford di Philip Zimbardo. In questo esperimento, un gruppo di volontari venne diviso in due gruppi ai quali venne chiesto di immedesimarsi nelle parti rispettive di guardie e di prigionieri. Questo esperimento è stato fermato al 6º giorno a causa dei cambi eccessivi che si registrarono nelle personalità dei volontari. Le guardie si erano trasformate in sadici aguzzini, mentre i prigionieri si erano rassegnati a sopportare qualsiasi sopruso. Uno stato di rassegnazione e di impotenza era stato indotto.

art 51 homegrown - indefensionUn’altro interessante esperimento che aiuta a capire meglio come la rassegnazione può essere indotta, viene mostrato in questo video, nel quale si vede come una psicologa (Charisse Nixon) riesce a provocare nella sua classe, attraverso l’angoscia e la frustazione, uno stato di rassegnazione e di impotenza, in meno di 5 minuti. Da questi esperimenti ne risulta che in una condizione di frustrazione o di angoscia costante, l’essere umano tende a rassegnarsi e a vedere insormontabili anche le difficoltà più lievi.

Praticamente il ripetersi di un fallimento porta a pensare in maniera pessimistica di non essere in grado di risolvere il problema, quindi ci si arrende e si aprono le porte ad un fallimento certo.

Se pensiamo solo per un secondo al bombardamento mediatico al quale siamo sottoposti costantemente, non è così difficile comprendere in che maniera vengono utilizzati questi studi ed in che maniera chi li usa ne trae vantaggi… Sottoponendo una persona ad un senso di angoscia e frustazione costante, si può indurla a pensare che non può fare niente per cambiare la propria condizione e quindi la si conduce verso uno stato di apatia e di sopportazione di qualsiasi malefatta. Comprendere come funzionano questi meccanismi può aiutare a capire come reagire positivamente alle avversità. Una volta si diceva che leggere una rivista di moda per 15 minuti abbassava l’autostima del 30%, oggi, la guerra all’autostima è stata estesa su tutti i fronti: radio, tv, giornali, pubblicità per le strade, internet e social network, che ti seguono ovunque. Immagina quindi quello che può provocare una vita intera sentendosi ripetere costantemente che qualcosa non va bene nella tua vita. Che la tua macchina è vecchia, che il tuo guardaroba è fuori moda, che i tuoi denti non sono bianco scintillante, che hai la cellulite etc…  In parole povere attraverso la frustrazione, l’autostima scende sotto terra e in questa maniera la strada è stata spianata per accettare con rassegnazione e apatia qualsiasi soluzione che generalmente viene offerta da chi ha causato il problema.

gandhiOvviamente esiste la soluzione a questo pessimismo indotto ed è l’ottimismo indotto. Gli stessi studi di Martin Seligman lo portarono a formulare nuove teorie sulla psicologia positiva e su come vivere più felici. In effetti la psicologia, come dice Seligman, si è sempre occupata dell’aspetto patologico, tralasciando la prevenzione e la promozione. La psicologia positiva, invece, si occupa di studiare, con l’investigazione scientifica, quei processi che sono alla base delle emozioni e delle qualità positive dell’essere umano. Uno strumento in aiuto dei “pessimisti”, che se vengono aiutati a riprendere fiducia in se stessi, possono uscire dallo stato di rassegnazione e riappropriarsi della propria felicità. È un pò come quando nasce un bambino che, al momento della nascita è totalmente impotente ma, crescendo acquisisce sempre più fiducia in se stesso perdendo poco a poco l’impotenza.

Per approfondire il tema: Società italiana di psicologia positiva.

Quindi, il primo passo da fare per avvicinarsi ad una vita positiva è allontanarsi dalla sorgente primaria di angoscia e frustrazione, eliminando fisicamente quelle fonti che minano l’autostima. Per essere informati non c’è bisogno di possedere una televisione! Riavvicinarsi alla natura è il secondo passo. Alla fine del 1800 ci fù l’esodo dalle campagne verso le fabbriche delle città. Adesso è arrivato il momento di invertire la rotta e di riokkupare le campagne. L’essere umano è fondamentalmente ottimista e se non viene influenzato dall’esterno è capace di creare pace e benessere attorno a se. È capace di vivere in simbiosi con gli altri esseri viventi di questo pianeta e di produrre cibo in abbondanza per il benessere di tutti.  C’è bisogno di rompere quelle logiche e quegli schemi sociali che ci sono stati propinati per farci vivere in uno stato di frustrazione perenne. Il capitalismo e le sue logiche non funzionano e i suicidi in costante aumento nella società occidentale ne sono la prova! Questo modello di sviluppo non soddisfa le necessità ma solo crea desideri. La necessità è un qualcosa che si soddisfa mentre il desiderio si rinnova di continuo. Nella società del consumo a tutti i costi, vengono creati costantemente nuovi desideri e false necessità, che portano a vivere in una condizione di insoddisfazione perenne. Per molti la vita sembra essere diventata solo una lunga corsa verso l’accaparramento di quelle “necessità” che poi in realtà non sono altro che “desideri indotti” dai milioni di messaggi pubblicitari che assorbiamo inconsapevolmente tutti i giorni. Una corsa frivola, futile e demenziale, che ha come traguardo un pianeta invivibile ed una società lobotomizzata. Il terzo passo, è cambiare il chip. Passare dalla competizione per il profitto personale, alla cooperazione per il benessere della comunità. La cooperativa integrale catalana è un valido esempio da seguire…. Ritengo che è impossibile contrastare quei poteri organizzati che hanno inventato la crisi economica, se prima non smettiamo di combatterci tra noi. Mentre si fa sempre più acceso il dibattito tra destra contro sinistra, tra sud contro nord o tra punk contro radical chic, l’unica cosa evidente è che le logiche capitaliste e il profitto economico sono contro l’umanità intera e che la globalizzazione, distrugge la vita, in tutte le sue forme, su tutto il pianeta. Abbiamo imboccato un cammino sbagliato, bisogna tornare al bivio precedente e prendere una nuova direzione. Informati, organizzati e cambia il chip, perchè nonostante tutte le bugie che ti raccontano, solo tre passi ti separano dal benessere e da una vita felice.

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La fattoria urbana

Negli Stati Uniti, a poche miglia da Los Angeles, a Pasadena, vive una famiglia che ha trasformato la propria casa in una micro fattoria urbana. In una proprietà di 20 metri per 40 riescono a produrre più di due tonnellate di cibo all’anno. Ma non tutta la proprietà è destinata alla produzione di cibo, se si toglie la casa, il garage e le parti in cemento, lo spazio disponibile per coltivare è di 1/10 di acro (circa 400 mt2) Incredibile ma vero!

  Urban homestead è il loro website.

Homegrown Revolution è un cortometraggio girato da Jules Dervaes (award winning short film 2009) ed è parte di un progetto più grande, nato nel 2001, chiamato “Path to freedom” con il quale la famiglia Dervaes partecipa attivamente alla diffusione di un modello alternativo di vita cittadina, con tallers e corsi di formazione. Home grown revolution è un viaggio verso l’autosufficienza. In 20 anni i Dervaes hanno trasformato la loro casa in una microfattoria che oltre a fornirgli cibo tutto l’anno li ricompensa anche con profitti economici.

Quando gli organismi geneticamente modificati iniziarono ad essere venduti normalmente nei supermercati, i Dervaes iniziarono a porsi domande sul futuro e quando videro che i governi non potevano risolvere i problemi, perchè le multinazionali non volevano risolverli, capirono che solo autoproducendosi il proprio cibo potevano starne fuori completamente. Così il loro prato, inutile e improduttivo, venne ricoperto da 15 cm di pacciamatura e il loro giardino venne trasformato completamente. Iniziarono a coltivare cibo in ogni angolo della casa che oggi è diventata una microfattoria urbana superproduttiva. Gli eccessi di cibo prodotto, vengono venduti direttamente ai vicini e ai cuochi dei ristoranti locali. Con i ricavi comprano alimenti di prima necessità che non producono loro stessi, come farina, zucchero o riso. Vivono in città, una vita lontana dai modelli tradizionali di vita cittadina. Il supermercato, con tutti i prodotti geneticamente modificati venduti in esso, è un lontano ricordo, come del resto lo è il benzinaio visto che si autoproducono il biodiesel con l’olio che recuperano da un ristorante che si rifornisce da loro. Gli animali forniscono il compost chiudendo il ciclo dei rifiuti. Ci sono galline, papere e caprette nane che forniscono latte e uova che, insieme alle 400 varietà di piante coltivate, formano la loro dieta vegetariana.

urban homestead 1Nonostante la famiglia Dervaes possieda dei pannelli solari la loro vita è molto attenta ai consumi energetici al punto da rimpiazzare gli elettrodomestici della cucina con dei vecchi modelli a manovella. Per gli spostamenti vengono usati i mezzi di trasporto pubblici, la bicicletta e l’auto per le consegne che viaggia con il biodiesel autoprodotto. Il riciclo delle acque grigie e piovane gli permette di affrontare con tranquillità anche i periodi di siccità, nei quali il prezzo dell’acqua sale per gli elevati consumi.  Mentre che il mondo occidentale sembra viaggiare spedito verso un disastro ecologico planetario, ecco un valido esempio di sostenibilità cittadina. In un mondo afflitto dai soprusi finanziari ecco dimostrato come si può crescere, decrescendo! In un modello di sviluppo agricolo, dominato dai prodotti geneticamente modificati, il progetto Homegrown offre una soluzione pratica per ottenere prodotti ortofrutticoli sani a km 0,  latte e uova senza antibiotici, acqua ed energia a prezzi indipendenti dalle fluttuazioni dei mercati. È impensabile uscire da questa crisi economica senza passare per le micro autoproduzioni locali.  Il cibo, l’acqua e l’energia sono in mano ai poteri corporativi e fino a quando le persone non si riapproprieranno della loro sovranità energetica ed alimentare non sarà possibile uscire da questa trappola.

Nella nostra società autoprodursi il cibo è diventato il pių radicale degli atti. È l’ unica protesta effettiva -che può e potrà- sovvertire il potere corporativo.” Jules Dervaes

urban homesteadJules Dervaes ha lanciato il progetto “Path to freedom” nel 2001 nel tentativo di risvegliare le coscienze, diffondendo informazioni sull’autoproduzione e sulla sostenibilità, utilizzando energie rinnovabili, con l’obbiettivo di ridurre la loro impronta ecologica  e di ritornare a uno stile di vita autosufficiente, che sia basato sulla casa e centrato sulla famiglia.

Un altro esempio di come si può cambiare in meglio il proprio futuro, di come sia facile rompere quelle catene mentali che ci legano a schemi obsoleti, ingiusti e insostenibili. Con la realizzazione della fattoria urbana la famiglia Dervaes dimostra che il cambio è possibile.

“Speriamo di dimostrare, diffondendo queste informazioni e rendendo pubblici i nostri dati, che anche Tu puoi fare la differenza. Con gli esempi che troverai quì forse troverai l’ispirazione per cambiare, del resto, non importa quanto piccolo sia il cambio, l’importante è andare nella giusta direzione e poi chi lo sà dove la strada ti può portare…  Il mondo è nostro, possiamo modellarlo in qualsiasi forma vogliamo. Possiamo lasciarlo cadere nell’ignoranza o possiamo elevarlo con la conoscenza”  Jules Dervaes

La paura della disoccupazione crea angoscia e frustrazioni che alimentano lo stato di apatia in cui sembra essersi arenata la nostra società. Non è vero che non c’è lavoro,  c’è un sacco di lavoro da fare!

Sono i lavori inutili che finalmente iniziano a scarseggiare. Se ti senti fregato dall’economia, se sei disoccupato, o se semplicemente anche tu pensi che in questo sistema ci sia qualcosa che non va, organizzati per un cambio radicale. Ma ricorda:

Coltivare il Tuo cibo è una delle occupazioni più pericolose che ci siano sulla terra…

Corri il rischio di diventare libero!

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Un vecchio post sempre attuale…

Byologik

Sono almeno 20 anni che sento chiedere di fare sacrifici. A cambio delle tasse lo stato dovrebbe garantire i servizi. Ma i servizi negli ultimi 20 anni sono stati inesistenti. I cibi, l’aria e l’acqua sono avvelenati, in una città come Napoli, che dovrebbe essere il fiore all’occhiello di un sud che dice di voler rinascere, non esiste una strada senza buche, i trasporti sono cari e inefficienti, spostarsi in bicicletta sui sanpietrini è come stare sul Tagadà, gli edifici ospedalieri sono fatiscenti e nonostante si facciano sacrifici per pagare la tassa sulla spazzatura i rifiuti ormai fanno parte dell’arredamento urbano. Quando mi guardo attorno per strada ho l’impressione che sia l’illegalitá a farla da padrona. Mi vedo rappresentato in parlamento da soggetti che della legalità se ne fregano.

capitalismoI sacrifici per pagare le tasse li abbiamo sempre fatti ma dove sono i servizi? Ci chiedono di fare altri sacrifici…

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