Piante che curano l’orto

È scientificamente provato che le piante comunicano tra di loro attraverso le radici. L’emissione di determinate sostanze attraverso gli essudati radicali di alcune piante, può metterne in allerta altre, che a loro volta mettono in moto meccanismi di difesa contro i parassiti o le malattie. A differenza dei preparati chimici sintetizzati in laboratorio, che normalmente contengono molecole specifiche contro un tipo di problema, gli estratti vegetali posseggono un innumerevole quantitativo di molecole differenti che agiscono in sinergia nelle più svariate forme. Un estratto di una pianta come l’ortica ad esempio, può essere insetticida, repellente, tonificante e stimolante in base al metodo che si usa per ricavare l’estratto, in base alla stagione in cui si usa, al tipo di pianta o al problema riscontrato.

Non tutti i batteri sono nocivi per le piante, anzi si può dire che la maggior parte di essi contribuisce al corretto sviluppo della pianta. Una pianta in salute è capace di difendersi dagli attacchi dei sui nemici grazie ad un sistema di difesa che si è evoluto già milioni di anni prima della comparsa dell’uomo e che è in continua evoluzione. Basta passeggiare in un bosco per vedere che senza l’intervento umano l’ecositema bosco è in perfetta salute. Funghi, piante batteri, insetti e animali sono in equilibrio tra loro e non c’è pericolo che un predatore diventi abbastanza numeroso per compromettere l’intero sistema, a meno che l’uomo non ci metta lo zampino… Infatti è proprio nei campi monocoltivati che il disequilibrio provocato dal modo di coltivare, obbliga l’agricoltore ad usare pesticidi, fungicidi, erbicidi e chissà quali altri veleni. Un campo monocoltivato viene a mancare della collaborazione tra le differenti specie di piante. Le piante mono-coltivate indebolite dalla non presenza di piante consociabili, se non trattate con agenti chimici, sono soggette ad attacchi che possono arrivare a distruggere l’intera coltura. In agricoltura biologica sono ben noti i benefici della consociazione tra piante e l’importanza che essa assume nello sviluppo della naturale resitenza della pianta verso gli attacchi dei suoi predatori. Quando una pianta si ammala a causa di parassiti, l’agricoltore moderno normalmente usa un pesticida che colpisce il parassita che sta causando il problema ma, distrugge anche un enorme quantità di altri esseri che porterebbero benefici alla pianta. A questo punto il sistema è talmente disequilibrato che la pianta non è più capace di difendersi da sola contro altri eventuali predatori che dovranno essere combattuti con altri Veleni. Un sistema perfetto! Sembra creato ad arte per impedire agli agricoltori di fare a meno di comprare preparati chimici. Sono numerosissime le piante il cui estratto può beneficiare altre piante. Gli estratti vegetali possono essere combinati tra di loro per aumentarne gli effetti. Alcuni possono essere conservati per molto tempo mantenendo inalterate le loro qualità. Ci sono vari modi di estrarre sostanze dalle piante, i metodi più comuni sono: L’estratto fermentato, il decotto, il macerato e l’infusione.

ESTRATTO FERMENTATO

Per preparare un buon Estratto fermentato è importante seguire poche regole. Bsogna tenere sotto controllo il PH dell’acqua usata che dovrebbe essere piovana. L’acqua dell’acquedotto contiene cloro e calcare. Il cloro inibisce le funzioni di alcuni batteri che intervengono nel processo di estrazione delle sostanze desiderate indebolendo l’estratto. Il calcare ottura gli stomi delle foglie inibendo un corretto scambio gassoso tra la pianta e l’atmosfera e inibisce quindi la stimolazione attraverso le foglie. Nel caso in cui sia disponibile solo acqua clorata è bene raccoglierla in un contenitore aperto e lasciare evaporare il cloro per almeno 48 ore. La temperatura ideale è tra 15 e 25 gradi centigradi. Sopra i 25º avvengono decomposizioni enzimatiche che non sono desiderate. Il PH ideale è tra 5 e 7. Se il PH è inferiore a 5 si può correggere utilizzando la cenere di legna mentre che se è superiore a 7 si può aggiungere aceto di vino. 250cl di aceto in 30 litri di acqua abbassano il PH dell’acqua di un punto. La pianta verrà tagliata in piccoli pezzi e verrà aggiunta l’acqua nella misura di 10 litri per ogni kg di pianta. Seccare una pianta ci permetterà di utilizzarla anche nei periodi in cui non è facilmente reperibile, ma in questo caso la dose sarà ridotta a 100/200 gr.

Una regola generale della fermentazione è che più è alta la temperatura più velocemente avviene la fermentazione. Con una temperatura media di 18/20º in due settimane è pronto un estratto fermentato di ortica. Normalmente l’estratto sarà pronto quando rimuovendolo non ci sarà più presenza di schiuma in superfice. L’odore dell’estratto fermentato di ortica a volte può essere forte e sgradevole ma si può attenuare aggiungendo foglie di Angelica o di Salvia nella misura di un pugno di foglie per 10 litri d’acqua. Queste foglie andranno aggiunte a partire dal quarto o quinto giorno di fermentazione in quanto prima non ci sono odori. A questo punto il nostro estratto è pronto e per impedire che inizi a putrefarsi bisogna filtrarlo. Il filtro non dovrebbere essere nè troppo fino impedendo il passaggio di preziose sostanze nè troppo grosso permettendo il passaggio di pezzi grandi che andrebbero presto in putrefazione. Una volta filtrato, l’estratto andrà conservato in un recipiente metallico o di plastica ben chiuso pronto per essere usato durante tutto l’anno. Nel caso in cui avvenga una seconda fermentazione si produrrà del gas che potrebbe gonfiare il contenitore di plastica. In questo caso aprire il tappo, liberare il gas e richiudere di nuovo. Con la seconda fermentazione che in genere è dovuta alle alte temperature il preparato si indebolisce. Nel caso in cui si vogliano combinare più estratti la combinazione sarà sempre effettuata quando i vari estratti sono già pronti. Fermentare piante diverse nello stesso contenitore non produce gli stessi effetti a causa della differenza di tempo che occorre alle diverse piante per fermentare.

 DECOTTO

Un decotto si ottiene facendo bollire la pianta che sarà prima lasciata in ammollo per 24 ore in acqua piovana. La pianta dovrà poi essere bollita per 20 o 30 minuti a fuoco lento e con il coperchio posto. Dato che le essenze che ci interessano sono volatili e si disperdono con il vapore, l’ideale sarebbe utilizzare un coperchio che permetta che le gocce di condensazione ricadano nel recipiente. Solo quando si sarà raffreddato il decotto si potrà sollevare il coperchio e quindi filtrare. Un decotto si conserva solo un paio di ore dopodichè inizia ad acidificarsi e a fermentare. In questo caso dovrà essere utilizzato come un estratto fermentato. Le piante più utilizzate per i decotti sono normalmente coriacee come ad esempio l’equiseto, la radice di ortica, la Consolida e la Salvia Officinalis. I decotti possono essere usati come preventivi o curativi.

Ad esempio il decotto di Consolida e l’uso delle sue foglie come pacciamatura, agisce come insetticida e fungicida.

INFUSIONE

Per preparare una buona infusione è necessario tagliare la pianta in piccoli pezzi, immergerla in acqua fredda e portarla ad ebollizione. Non appena l’acqua inizia a bollire spegnere il fuoco, e lasciare che avvenga l’infusione. Una volta che il preparato si sia raffreddato si può sollevare il coperchio e procedere con il filtraggio. Alcune persone consigliano di vaporizzare l’infusione sulla pianta quando è ancora calda a 45º. Le infusioni sono meno potenti dei decotti o degli estratti fermentati e normalmente vengono utilizzate negli orti che già posseggono un buon grado di equilibrio. Le infusioni possono essere conservate nel frigorifero in bottiglie ben chiuse solo per pochi giorni.

MACERATO

Un macerato si ottiene lasciando in  ammollo per 24 ore una pianta tagliata in piccoli pezzi nella misura di 1 kg di pianta per 10 lt. di acqua. Dopodichè si filtra e si spruzza puro, senza diluirlo. Non può essere conservato in quanto si attiverebbe la fermentazione. Normalmente i macerati più utilizzati sono quelli di Ortica, Rabarbaro, Nasturzio, Ravanello. I macerati sono per lo più fungicidi ma si sono osservate anche propietà stimolanti della clorofilla. Non sono molto forti. Ê raccomandabile mantenere la temperatura dell’acqua tra 16º e 20º.

Gli estratti vegetali permettono di apportare quelle sostanze naturali che favoriscono una crescita sana e quindi la naturale resistenza agli attacchi.

I tempi della natura sono lenti e bisogna avere pazienza. È importante anche cambiare il modo di vedere i parassiti e comprendere che tutti fanno parte di una catena alimentare che nell’insieme migliora l’ecosistema orto. Non bisogna quindi pensare all’eradicazione di un parassita ma piuttosto bisogna pianificare strategie di diminuzione della popolazione, di allontanamento o di distrazione per permettere al normale equilibrio di ristabilirsi. Non è quindi il caso di stressarsi per la perdita di qualche pomodoro. Bisogna pensare all’ecosistema nel suo insieme. Distruggere un parassita con un veleno, non assicura che questo non riappaia nuovamente l’anno seguente. Anzi, è molto probabile che l’anno successivo un parassita sia più resistente a quel tipo veleno che quindi dovrà essere sostituito. Non è di minore importanza l’accumulo nel terreno di sostanze nocive per la terra ma anche per l’uomo. A differenza delle molecole sintetiche preparate in laboratorio, le molecole presenti negli estratti vegetali sono 100% biodegradabili e non danneggiano in nessun modo l’uomo, la terra o l’ecosistema orto. Alcune piante come ad esempio l’ortica, contengono sostanze urticanti o che possono provocare allergie in alcune persone. È raccomandabile indossare sempre le protezioni adeguate.

Alcuni esempi con piante facili da recuperare.

Lavanda o Menta: Infusione di 100 gr in un litro d’acqua.Utilizzate pure agiscono come repellenti contro una moltitudine di insetti.

Salvia: Estratto fermentato (1 kg di foglie e fiori in 10 litri d’acqua) Diluito al 10% e polverizzato sulla pianta di Patata agisce come fungicida contro la Peronospora della Patata e del Pomodoro.

Calendula: Estratto fermentato (1kg di foglie in 10 litri d’acqua) Diluito al 10% e utilizzato per irrigare rinforza e rinvigorisce le piante, in modo particolare il Pomodoro e il Cavolfiore.

Sono moltissime le piante che si possono utilizzare e le combinazioni di estratti vegetali che si possono provare. Ad esempio gli estratti fermentati e successivamente combinati di Ortica/Consolida/Felce creano un potente cocktail insetticida, rivitalizzante e rimineralizzante.

In un orto dove non si pratica la monocoltura, dove si praticano consociazioni favorevoli, dove il terreno è costantemente pacciamato, dove si approfitta delle propietà degli estratti vegetali invece che dei veleni, le piante sono più forti, il terreno si arricchisce anno dopo anno diventando sempre più fertile, i problemi riscontrati si riducono mentre che la produzione può essere tranquillamente definita intensiva vista l’abbondanza di frutti che se ne può ricavare.

Queste informazioni sono tratte dal libro “Plantas para curar plantas”

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5 risposte a Piante che curano l’orto

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Panda ha detto:

    Bellissimo come sempre. Grazie! Forse ti può interessare questo:

    (Spietatamente contro la cosiddetta ‘Rivoluzione Verde’ e i suoi prodigi poco prodigiosi. Sottotitolato da poco in italiano).

    Un saluto dal Panda

    • Byologik ha detto:

      Ciao Panda, dopo “solo” due mesi finalmente ho accesso ad una connessione abbastanza veloce per vedere il video. Un documentario eccellente! Già conoscevo Coline Serrau, regista di “La Belle Verte” un film che apprezzai molto a suo tempo. e che consiglio a tutti di vedere. In una società corrotta sotto tutti i punti di vista l’unica via d’uscita, sembra essere quella di un ritorno alla terra. Il modello agronomico attuale, corrotto come tutti i settori della società occidentale, deve essere riscritto. La rivoluzione verde, di verde ha solo il colore del fertilizzante chimico. Abbiamo fatto ammalare la terra e con essa le piante e gli animali di cui ci nutriamo. Siamo quello che mangiamo e di conseguenza ci stiamo ammalando. Il mondo occidentale è obeso e malato di cancro. La soluzione è lì, sotto gli occhi di tutti ma, nessuno la vede o forse, nessuno la vuole vedere. Del resto, avere a che fare con il letame per nutrire la terra è poco chic, non è glamour e non fa tendenza… L’università delle nonne è un idea fantastica! Bisogna recuperare il sapere ancestrale e abbinarlo alle tecnologie moderne.
      Grazie per la segnalazione, un saluto,
      Byologik

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