Ingegneria del clima

Pensare che delle semplici trincee scavate nel terreno possano influire sugli uragani e possano far rinverdire le aree desertiche trasformandole in praterie e foreste può sembrare strano, ma è vero.  Le curve di livello  sono delle linee che uniscono dei punti che si trovano alla stessa altitudine sul livello del mare. In geografia ed in cartografia vengono chiamate isoipse e vengono usate per rappresentare un territorio in tre dimensioni su di un foglio bidimensionale. Scavando a mano o con delle macchine le fosse livellari, che non sono altro che delle trincee poco profonde scavate lungo le curve di livello, si può aumentare l’umidità del terreno e con essa la fertilità del suolo. Le fosse livellari di cui sto parlando  non presentano nessuna pendenza a differenza delle scoline che hanno una pendenza del 1% o 2%  e che normalmente vengono usate per sistemare i terreni di un pendio seguendo un andamento detto a “girapoggio”. Parlando della sistemazione dei terreni in pendio bisogna dire che arare il terreno trasversalmente alle linee di massima pendenza può essere pericoloso in quanto si potrebbe ribaltare il trattore, per cui spesso gli agricoltori arano il terreno parallelamente alla pendenza.

Questo tipo di sitemazione del terreno detta a “Rittochino” non fa altro che provocare una grande erosione del terreno causata dal rapido deflusso dell’acqua piovana lungo i solchi dell’aratura. Inoltre bisogna tenere presente che quando si ara il terreno si forma sotto la terra rivoltata uno strato di terra compattato che è più duro ed  impermeabile e durante le piogge favorisce lo scorrimento dell’acqua e quindi l’erosione del suolo con conseguente perdita di terra, limo e fertilità.

Le fosse livellari conosciute già in epoca romana, evitano il deflusso rapido dell’acqua e al contrario ne favoriscono la penetrazione in profondità nel terreno, rendendola disponibile nei periodi più secchi. In un disegno permaculturale la terra tolta dalle fosse livellari (chiamate swales in inglese), viene posta a valle della trincea senza essere pressata e su questa terra si seminano piante azoto fissatrici come ad esempio le leguminose. Nella trincea stessa e sul terrapieno ottenuto si pone la pacciamatura (paglia, potature, segatura etc.), e se la piantumazione viene effettuata con i 7 livelli della food forest di Robert Hart si ottiene un sistema modulare perenne che non ha bisogno di essere irrigato.                   (video con Robert Hart dal minuto 12,20).

Durante le piogge queste trincee che non sono drenanti in quanto non presentano nessuna pendenza, si riempiono d’acqua che penetra nel sottosuolo. A questo punto l’acqua inizia a scorrere nel sottosuolo verso valle assicurando un rifornimento di acqua e di nutrienti alle piante coltivate a valle della trincea. Le fosse livellari oltre ad eliminare il problema dell’erosione del suolo e a garantire una riserva d’acqua nei periodi più secchi, possono essere usate anche per modificare il clima. Nel video con grafica in 3d prodotto da Naga Foundation si vede come le fosse livellari possono riportare i ghiacciai sul Kilimangiaro dove stanno scomparendo o come possono trasformare una zona desertica in una prateria o foresta.

Le zone boschive possono far aumentare le precipitazioni locali di circa il 20%, quindi aumentando gli alberi in una zona, di conseguenza aumentano anche le piogge, ma non è tutto, infatti le fosse livellari unite a piccoli accorgimenti come la costruzione di muri in pietra, lo sviluppo di alcune piante su di essi ed il posizionamento di appositi condotti, permettono  di filtrare l’acqua rendendola disponibile per l’uomo le piante e gli animali.

Queste conoscenze unite ad una progettualità territoriale ben pianificata, possono portare anche a quadruplicare i raccolti annuali. Impiegando questo sistema su larga scala nel deserto del Sahara si può influenzare il clima mondiale riducendo l’effetto devastante degli uragani sugli Stati Uniti meridionali. Infatti gli uragani che ogni anno colpiscono l’America centrale e gli Stati Uniti meridionali si formano a causa dell’incontro delle correnti calde provenienti dal Sahara con le correnti piu fredde dell’oceano Atlantico. Impiantando foreste e praterie con questo sistema nel deserto del Sahara si può ridurre la differenza di temperatura tra le due correnti e mitigare l’effetto devastante degli uragani. Di conseguenza si andrebbero a mitigare anche le tempeste che dalla penisola Iberica si diffondono sull’Europa, trasformandole in piogge meno violente e più uniformemente distribuite. Infine si otterrebbe il risultato di trasformare un arido ed inutilizzato deserto in una prateria o foresta produttiva.

Nel secondo video Claude William Genest mostra come usare un “Frame A” per scavare le fosse livellari e trasformare un erosivo flusso d’acqua in una riserva di umidità e di fertilità.

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