L’economia del bene comune

Una delle maggiori ingiustizie dell’economia mondiale è che tutte le aziende vengono trattate allo stesso modo. Un’azienda che paga ai suoi dipendenti un giusto compenso per il lavoro svolto o una azienda che produce le sue merci nel rispetto della natura e dei diritti umani viene trattata allo stesso modo di una azienda che non rispetta i diritti dei lavoratori o che inquina l’ambiente. L’economia del bene comune è un modello economico che prevede differenze tra le aziende “virtuose” e quelle che non lo sono.

Questo modello economico appena nato ed in pieno sviluppo, punta a discriminare quelle aziende o multinazionali che non rispettano le regole, l’ecologia o i diritti umani. Il problema più grande della nostra economia è il fatto che essa si basa esclusivamente su indicatori monetari come il  profitto, nel caso delle aziende, o il PIL nel caso di interi paesi. Il problema è che questi indicatori monetari non ci danno una misura del benessere che questa azienda o Nazione produce effettivamente.

Il PIL che ancora oggi viene usato come indicatore del benessere di un paese, non ci dice se una nazione vive una democrazia o una dittatura, non ci dice se in questo paese vengono rispettati i diritti umani, non ci dice se nel paese aumenta la fiducia tra le persone o se aumenta la paura. Allo stesso modo il profitto economico, che è l’indicatore della salute di una azienda non fornisce informazioni riguardo l’etica dell’azienda. Non ci dice se l’azienda produce merci rispettando la natura o distruggendola, Non ci dice se l’azienda sfrutta i suoi dipendenti o meno. È normale che in un sistema economico che prende in considerazione solo il profitto si vengono a creare situazioni in cui le aziende che risparmiano sulla sicurezza o che infrangono i diritti dei lavoratori si trovano in vantaggio rispetto a quelle aziende che rispettano le regole. Ovviamente una azienda che non rispetta le regole può offrire le sue merci o i suoi servizi a prezzi inferiori rispetto a quelle aziende che rispettano tutte le regole. Paradossalmente si crea una situazione in cui i disonesti vedono le loro vendite aumentare proprio in base al fatto che possono offrire prezzi più competitivi.

L’economia del bene comune si propone di risolvere questo problema con l’assegnazione di punti del bene comune. I punti del bene comune vanno da 0 a 1000, vengono suddivisi in 5 fasce alle quali corrisponde un determinato colore. Per cui un consumatore in base al colore attribuito ad un determinato prodotto sa esattamente al momento dell’acquisto se sta comprando un prodotto giusto e solidale o meno. I vanataggi che ottengono le aziende più corrette, che raggiungono un elevato bilancio del bene comune, si traducono in sgravi fiscali, crediti a tassi agevolati, sgravi sulle tasse doganali, precedenza nel caso di acquisti da parte dello stato etc.  Nell’immediato si otterrebbe che i prodotti di quelle aziende che rispettano le regole potrebbero essere offerti a prezzi più bassi rispetto ai prodotti di quelle aziende che non rispettano le regole o che non hanno nessun riguardo per la societá o l’ambiente. In questo video che ho tradotto in Italiano Christian Felberg professore di “Altermondialismo” all’università di Vienna ci spiega come nasce l’economia del bene comune, i principi su cui si basa e i vantaggi che questo tipo di modello economico può offrire. Non è detto che chi si oppone al capitalismo debba per forza essere un comunista e l’economia del bene comune ne è la prova. Nell’economia del bene comune vengono fissati dei limiti massimi e minimi per i salari, dei limiti alla proprietà privata e alle eredità, in maniera da ridurre considerevolmente le diseguaglianze sociali. In questo nuovo modello economico il profitto cessa di essere il fine ultimo di un’azienda e si trasforma in un mezzo per raggiungere le dimensioni ottimali rendendo obsoleta la ricerca della crescita economica costante.

Questo modello è in fase di sperimentazione in Germania, Austria, Italia e Svizzera e si appresta a rivoluzionare il sistema economico attualmente adottato rappresentando finalmente un passo avanti rispetto agli estremi del capitalismo e del comunismo. È Un sistema democratico gestito dal popolo sovrano ed è aperto a qualsiasi miglioria che può essere apportata. Da alcuni sondaggi fatti in Germania e in Austria risulta che il 90% della popolazione desidera un nuovo modello economico che si basi su principi ecologici ed etici e sulle relazioni interpersonali. L’economia del bene comune si presenta come una soluzione valida ed effettiva e sicuramente va approfondita, sviluppata e messa in atto.

È interessante notare come in Italia i professori che parlano di economia del bene comune racchiudano il loro sapere in costosi libri… (no comment)

Per il momento gli unici approfondimenti in Italiano che ho trovato sul lavoro di Christian Felberg si possono leggere  in questo documento o quest’altro o si può visitare questo sito (non in italiano).

Il servizio di Report sull’Economia del Bene comune lo trovi quì.

Quì a sinistra una conferenza che Christian Felberg ha tenuto in Alcoy, Spagna nella comunità Valenciana, in collaborazione con la camera di commercio di Alcoy e la partecipazione di Paco Álvarez y Juan Cascant.

Questa conferenza di due ore è interamente in spagnolo e descrive più dettagliatamente gli aspetti dell’economia del bene comune.

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12 risposte a L’economia del bene comune

  1. tokyod60 ha detto:

    Bell’articolo, ho guardato con attenzione il video! Christian Felber dice che ci sono delle aziende che partecipano all’economia del bene comune come pionieri, puoi consigliarmi come ricercare maggiori informazioni a riguardo? Grazie e complimenti per il blog! Sara

  2. Pingback: Socialforge – L’economia del Bene Comune

  3. Luigi Di Marino ha detto:

    Bellissimo articolo, e bellissima l’iniziativa. Ho da poco finito di vedere il servizio su Report, e queste due bellissime parole mi sono rimaste in testa “Bene Comune”.
    Complimenti! Luigi

  4. niclasummo ha detto:

    Anch’io dopo aver visto la puntata di Report ho cominciato ad approfondire il tema del bene comune, e tra ricerche varie sono giunta a questo bellissimo articoolo. Purtroppo un grande ostacolo alle mie ricerche è la lingua, c’è ben poco in italiano…In ogni caso ritengo che la concreta applicazione su vasta scala di questi principi sia anni luce lontana dalla realtà, almeno da quella del sud dell’Italia in cui vivo e lavoro…Bisognerebbe riformare un bel pò di cose perchè l’economia del bene comune possa realizzarsi, in primis la mentalità di imprenditori. lavoratori e istituzioni!Credo che occorra una massiccia dose di informazione per cominciare a cambiare!

    • Byologik ha detto:

      Ciao, grazie per il commento. A guardare i sondaggi, tutti vogliono una economia più sana, trasparente ed ecologica. Quello che gli italiani dovrebbero ricordare è che non sono le banche a comandare una nazione ma è lo stesso popolo sovrano con i metodi stabiliti dalla costituzione. Il cammino è ancora lungo ma il Capitalismo ha già dimostrato tutte le sue carenze e comincia a perdere colpi. L’economia del bene comune mi sembra un ottima iniziativa su cui lavorare.

  5. Pino ha detto:

    Ne avevo visto solo l’ultima parte su report ed avendola trovata molto interessante due giorni fà ho rivisto l’intera puntata su rai replay, Confesso che da allora non riesco a pensare ad altro, mi sembra di vedere finalmente la fatidica “luce in fondo al tunnel”, rivedo cioè la speranza di uscire dalla perversione di questa società fatta di banche e di finanza che hanno annullato ogni valore che non sia quello del denaro e penso che la strada indicata da Christian Felberg sia quella giusta. Auguri a noi tutti.

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