Un futuro in decrescita

Sono almeno 20 anni che sento chiedere di fare sacrifici. A cambio delle tasse lo stato dovrebbe garantire i servizi. Ma i servizi negli ultimi 20 anni sono stati inesistenti. I cibi, l’aria e l’acqua sono avvelenati, in una città come Napoli, che dovrebbe essere il fiore all’occhiello di un sud che dice di voler rinascere, non esiste una strada senza buche, i trasporti sono cari e inefficienti, spostarsi in bicicletta sui sanpietrini è come stare sul Tagadà, gli edifici ospedalieri sono fatiscenti e nonostante si facciano sacrifici per pagare la tassa sulla spazzatura i rifiuti ormai fanno parte dell’arredamento urbano. Quando mi guardo attorno per strada ho l’impressione che sia l’illegalitá a farla da padrona. Mi vedo rappresentato in parlamento da soggetti che della legalità se ne fregano.

capitalismoI sacrifici per pagare le tasse li abbiamo sempre fatti ma dove sono i servizi? Ci chiedono di fare altri sacrifici per l’italia perchè siamo in un momento di crisi e poi vedo 16 miliardi spesi in bombardieri? Ma non eravamo pacifisti? Perchè mai e a chi dobbiamo bombardare? Vedo asili, scuole e strutture sanitarie inefficienti ma si continuano a spendere soldi per il ponte di Messina, o il TAV? Mi domando a cosa serve sacrificarsi ogni anno se poi i problemi che si ripresentano sono sempre gli stessi… Sono anni che gli agricoltori in balia dei mercati, fanno sacrifici per pagare fertilizzanti e pesticidi sempre più costosi. Se questi sforzi fossero stati indirizzati alla diffusione della permacultura, invece che a diffondere e favorire le politiche di mercato delle grandi multinazionali, il risultato sarebbe stato che adesso non mangeremmo ortaggi pieni di veleni, o modificati geneticamente e importati da chissà dove. Non avremmo più bisogno di fertilizzanti. Le falde acquifere non sarebbero contaminate. Se invece di pagare miliardi per le guerre degli ultimi 20 anni, si usavano questi soldi per mettere in sicurezza e per isolare termicamente le case esistenti, adesso le case degli italiani sarebbero più sicure. Il consumo di gas per riscaldarle e di energia per  rinfrescarle, sarebbe estremamente ridotto. Sarebbero stati occupati milioni di lavoratori. Se i sacrifici fatti fossero stati diretti a diffondere la micro produzione di energia eletttrica, adesso tutti gli italiani avrebbero imparato ad usare solo l’energia che davvero serve. Avrebbero dei pannelli solari o una pala eolica o un impianto micro-idroeletrrico e sarebbero indipendenti dal punto di vista energetico. Molti sarebbero anche in grado di ridistribuire il surplus di energia a chi ne produce di meno.   Insomma, i sacrifici si fanno per ottenere progressi e risultati durevoli. Invece tutti i sacrifici fatti, ogni anno spariscono. In pieno accordo con le leggi della crescita economica, anche i sacrifici ogni anno devono crescere. Siamo vittime di una dittatura finanziaria che per pagare debiti sempre crescenti ci richiede sacrifici sempre maggiori per poi darci in cambio però, sempre le stesse cose, anzi di meno. Adesso ci chiedono in lacrime di fare altri sacrifici. E così giriamo da anni in un vortice che pare non avere fine e tutto per cercare di pagare un debito che non può fare altro che aumentare visto che è proprio sul debito che si articola tutto il sistema. Il modello di sviluppo che abbiamo adottato non funziona! Il libero mercato è una trappola. Tutti i governi continuano a parlare solo di crescita economica quasi come se fosse la soluzione a  decrescita e cricetotutti i problemi. Questo sistema liberal-consumista che si basa sulla crescita di consumi costante è esso stesso la causa dei problemi e inseguendo la crescita economica non facciamo altro che allontanare i problemi nel tempo, passandoli alla generazione seguente. Un sistema economico basato sul debito non può far altro che generare debitori. Finanzieri che vengono chiamati “Tecnici”, seduti nelle sale del potere, decidono in che maniera i consumatori devono essere governati. Mentre che i finanzieri festeggiano, s’ingozzano e legiferano sulle politiche da attuare per permettere la crescita dell’azienda Italia, tutti i governi del mondo rivolgono le loro attenzioni esclusivamente alla crescita del PIL, che non ha nulla a che vedere con la misura del benessere effettivo dei consumatori.  Finanzieri? Tecnici? consumatori? Ma nelle stanze del potere non dovrebbero esserci dei politici democraticamente eletti dai cittadini per amministrare il bene comune? e poi basta chiamarci consumatori! siamo persone e un paese non è una azienda! un governo non è un consiglio di amministrazione. Tutto ciò non ha senso e non ha futuro. È semplicemente insostenibile dal punto di vista sociale, economico ed ecologico. Invito tutti a visitare qualche eco villaggio Italiano o una transition town Inglese come Todmorden o magari qualche pueblos okupado dei Pirenei, per poter constatare con i propri occhi che un modello di sviluppo differente è possibile, che la crescita dei consumi non è la soluzione ai problemi che abbiamo e per vedere i risultati effettivi che si ottengono quando si fanno sacrifici rivolti ad aumentare il benessere di una comunità. I sacrifici non ci spaventano, ma se fatti con intelligenza, per ottenere risultati durevoli nel tempo e non per continuare ad ingrassare le tasche di impresari e finanzieri che inseguono sistemi di sviluppo obsoleti che non hanno prospettive di miglioramenti nel futuro.

cementoParliamoci chiaro, se ci fosse improvvisamente un nuovo boom di crescita economica, un nuovo boom di produzione industriale e di consumi, a ricordarci che l’attuale modello di sviluppo adottato non è sostenibile, non sarebbero più il nostro Presidente e il suo staff in lacrime, con le loro richieste di sacrifici ma, ci penserebbero la biosfera e il cambio climatico dovuto all’inquinamento. Ci penserebbe il picco del petrolio. Ci penserebbe l’aumento di tumori dovuto agli ortaggi geneticamente modificati che vengono venduti completi di pesticidi e veleni vari. Magari ci penseresti anche tu  quando ti renderai conto che stai pagando le rate di un auto che non ti fanno usare perchè i livelli di inquinamento dell’aria sono sopra i limiti da 30 giorni.  Ah già…! dimenticavo che nel modello di sviluppo basato sulla crescita la soluzione prevista in questo caso è semplice, basta aggiornare le tabelle, aumentare i limiti di particelle inquinanti consentite e l’aria miracolosamente smette di essere nociva!  Mentre vedo in giro che c’è ancora chi pensa di aver fatto un piacere all’ambiente perchè ha comprato una eco-automobile, in molti festeggiano perchè la Fiat ha ripreso a produrre la Panda in Italia. Perfetto!! altre automobili, giusto quello di cui avevamo bisogno in un paese con 35 milioni di automobili. Non si poteva riconvertire la fabbrica e iniziare a produrre cogeneratori? Perchè dovremmo continuare a fare sacrifici per continuare ad alimentare un sistema autodistruttivo che non distribuisce le ricchezze in maniera equa e che non porta all’aumento del benessere sociale? In molti parlano di rivoluzione, di occupare le piazze e alzare la voce. Bene, è giusto! Ma  la rivoluzione inizia prima nella sfera personale e poi nelle piazze. Protestare contro il sistema capitalista e poi spaccare qualche vetrina di banca o di un fast food è da stupidi e non porta a niente. Affannarsi nello shopping natalizio e poi marciare con striscioni contro il potere della finanza è incoerente e non da risultati. Se vuoi vedere un cambio devi iniziare a cambiare tu  per pirmo.

profitto contro umanitàLe manifestazioni di protesta sono giuste e vanno fatte, ma si continua a protestare contro le conseguenze del problema e non contro la causa. Le manifestazioni contro il precariato, contro la distruzione del territorio, contro l’aumento delle tasse, sono tutte proteste contro le conseguenze del modello di sviluppo che abbiamo adottato. Bisogna invece risalire alla causa e concentrare su quella tutti gli sforzi. La decrescita mira diritta alla causa del problema perchè si dirige ai consumi. Se oggi non siamo più cittadini, non siamo più persone ma siamo consumatori, significa che sono proprio i consumi a determinare il tutto. Sviluppando resilienza si conquista indipendenza dai mercati internazionali. Per uscire dal vortice bisogna rendersi indipendenti dai mercati di beni primari come il cibo e l’energia. e per farlo vanno sviluppate e diffuse le micro autoproduzioni locali. Non bisogna pensare che decrescere significa tornare al medio evo perchè invece, significa avanzare verso il futuro.

La decrescita è felice perchè mira all’aumento del benessere. Decrescere non significa distruggere l’industria e l’occupazione ma al contrario significa riconvertire le fabbriche per creare nuove occupazioni. Abbiamo bisogno di adottare un nuovo modello sociale, economico e culturale che sia sostenibile, cioè che preveda un futuro per noi e le prossime generazioni.

L’unico futuro possibile è in Decrescita.

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Una risposta a Un futuro in decrescita

  1. byologik ha detto:

    L’ha ribloggato su Byologike ha commentato:

    Un vecchio post sempre attuale…

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