Land grabbing

Nell’era della globalizzazione le terre non si conquistano, oggi le terre si comprano. Secondo un rapporto del Land Matrix Partnership, una coalizione di accademici, ricercatori e ONG, tra cui la Oxfam, stati e multinazionali negli ultimi 10 anni hanno comprato più di 220 milioni di ettari di boschi, pascoli e campi dei paesi piú poveri. Questa ondata di business sulle terre però non ha portato a quella serie di investimenti sull’agricoltura che molti si aspettavano. Molte di queste terre comprate spesso sono “prese” dove i diritti e i bisogni degli occupanti sono ignorati, lasciando migliaia di persone senza la risorsa di base: La terra.

Questo fenomeno chiamato Land grabbing porta ad un ulteriore impoverimento dei paesi poveri e delle persone che li abitano.

Le multinazionali coltivano in queste terre cibo e biodiesel che poi vengono venduti altrove. Distese interminabili di colza, mais e soya geneticamente modificati per resistere alle tonnellate di pesticidi e di erbicidi sparsi sui campi direttamente con gli aerei.

Immensi campi monocoltivati che producono parassiti e erbe infestanti sempre più resistenti che bisogna combattere con veleni sempre più tossici. I benefici ovviamente vanno solo alle grandi aziende e non alle famiglie del posto che anzi spesso sono costrette a traslocare. Come è successo per 22500 famiglie in Uganda costrette dalla New Forest Company, una impresa britannica che commercia legname, a lasciare la propria terra senza compensazioni. Una cosa interessante da evidenziare è che la HSBC  che si vanta di essere una banca etica detiene il 20% di New Forest Company. Dal rapporto emerge che il risultato del land grabbing è la distruzione del sistema agrario, dell’economia familiare locale e del pascolo. Inoltre non si riscontra nessun aumento dell’occupazione locale in quanto i paesi che comprano terre spesso usano i loro connazionali per lavorarle, come la Cina che per lavorare le sue terre usa migliaia di detenuti. Infine si osserva che i prodotti ottenuti dalle terre non vanno ad incrementare l’economia locale in quanto non viene creato un mercato di esportazione e i prodotti arrivano direttamente sui mercati esteri.

La corruzione nei paesi poveri è molto diffusa e non è difficile trovare funzionari corrotti che svendono ettari di patrimonio terriero a impresari senza scrupoli, compromettendo l’economia locale e la sovranità alimentare di tali zone.

la Oxfam sta alzando la voce con la campagna COLTIVA per creare un sistema agricolo migliore che renda la vita, il cibo e il pianeta più equi e sostenibili.

Per quello che riguarda la storia in Uganda, dopo la denuncia della Oxfam, la New Forest  Company ha dichiarato di affidare ad un’autorità indipendente il compito di indagare su quanto successo. Ma affinchè ciò accada davvero è necessario mantenere la pressione alta Mandando una mail alla New Forest Company.

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